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La Repubblica , 15 mars 2001

 

Salviamo i beni intangibili

A Torino una riunione dell'Unesco

Massimo Novelli


In Francia la chiamano «cultura intangibile» o immatériel. In Italia, invece, tutto ciò viene definito cultura materiale. In altre parole, quel patrimonio multiforme, un vero mare magnum, di saperi e di espressioni tradizionali e popolari che possono riguardare la lingua e la letteratura orale, la musica e l'artigianato, i riti e la danza, il cibo e i giochi, dei popoli della terra. Possono essere cultura immatériel l'attrezzo da lavoro di un contadino delle Langhe così come le «vie dei canti» degli aborigeni, una lingua indigena messicana e un rito religioso di una setta asiatica.

Allo scopo di fissare i criteri con i quali determinare l'insieme di saperi e di beni intangibili, e soprattutto di proteggerli dalla scomparsa con precisi strumenti normativi, l'Unesco ha istituito una commissione internazionale, rappresentativa dei cinque continenti, che opererà in quella direzione. L'organismo si è insediato ieri a Torino in virtù del rapporto di collaborazione che è nato con il Premio Grinzane Cavour guidato da Giuliano Soria, particolarmente attivo nella valorizzazione del territorio piemontese. A inaugurare i lavori, che proseguiranno fino a sabato nel castello di Grinzane Cavour, è stato Koichiro Matsuura, direttore generale dell'Unesco.

Matsuura è perfettamente consapevole delle difficoltà che incontreranno i suoi esperti per potere tutelare quelle espressioni artistiche o artigianali, come dimostra la vicenda dei Buddha distrutti dai Talebani, che deve essere un monito per tutti. Ci sono poi nazioni sensibili a questi temi, e altre decisamente meno. Ed è una lotta contro il tempo. «Il Messico dice Matsuura è uno dei paesi che hanno questa sensibilità. Però, intanto, delle oltre cento lingue indigene parlate sul territorio messicano, ne sono già scomparse quaranta».

Ricorda inoltre il direttore generale dell'Unesco che «uno degli aspetti che toccano la sopravvivenza di molta parte del patrimonio intangibile sono gli effetti negativi dei fenomeni globali sui modi di vivere e sulle manifestazioni culturali».

La crescita tumultuosa dell'economia di mercato transnazionale e dell'universo tecnologico, in sostanza, «hanno contribuito a una crescente tendenza verso l'omologazione culturale e verso modificazioni dei nostri modi di vivere che minacciano la diversità culturali del mondo intero». Pertanto sono gli stati membri dell'Unesco ad avere invitato l'ente ad agire, sulla base dell'esperienza della convenzione del 1972 per la protezione del patrimonio artistico e naturale. A maggio, a Parigi, verranno presentati i primi 40 beni da tutelare. Tra questi ci sono il teatro del No giapponese e i pupi siciliani.

Un primo atto concreto, in questa battaglia contro l'omologazione, verrà siglato sabato con la firma della convezione fra l'Unesco e il Grinzane Cavour. Intendono perseguire una muta cooperazione in quattro ambiti: si va dalle manifestazioni culturali locali all'enologia e l'arte della tavola, dalla letteratura orale alla valorizzazione del paesaggio

 

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